The Flame

La prima volta, quando lo vide fu attratta da una forza irresistibile. Non riusciva a staccare lo sguardo da lui, i suoi occhi seguivano ogni suo movimento, le sue mani bramavano di stringere subito le sue e tutto intorno si dissolveva e veniva inghiottito dal buio profondo. La grande stanza svaniva mentre la sua voce la stava portando con sé, parlava a lei e al suo cuore; non aveva importanza cosa stesse dicendo e neppure quanti fossero intorno a loro. Era lui la persona che sognava da sempre, che non sarebbe dovuta esistere lontano da quei sogni e che adesso era lì a stravolgere per sempre la sua vita.

Lui era perduto nel suo sguardo e voleva lasciarlo entrare. Conosceva la sua pelle e la sentiva vibrare, lo teneva stretto a sé, le sue mani delicate lo accarezzavano da lontano e il suo profumo lo aveva avvinto. Distoglieva lo sguardo da quegli occhi, per paura di non potersene più separare e la sua voce attraversava la stanza senza che alcun orecchio potesse udirla, era destinata a raggiungere le sue e a portarle il suo messaggio, a morire infine dentro di lei.

Il mondo si era fermato a celebrare l’incontro di quelle due anime e non prestava attenzione ad altro. Una fiamma era divampata e adesso stava divorando il tempo e ogni cosa intorno.

Quel giorno le ritornò in mente ora che lo aveva davanti a sé ancora una volta, dopo tanto tempo quella fiamma era un ricordo che teneva lontano, dagli occhi, dalla mente e dal cuore. Non era prudente che uscisse allo scoperto, l’ossigeno l’avrebbe potuta scatenare e così farle divorare la materia di cui si era già nutrita avidamente; adesso aveva una vita normale, un uomo innamorato di lei e una figlia bellissima.

Quel giorno anche lui rivide il vestito leggero ed elegante che indossava allora, e come allora abbracciava lieve la sua figura morbida e allegra, e riconobbe il collo sottile su cui mille baci avevano trovato riposo, le sue mani delicate che avevano curato ferite antiche e i piedi piccoli e bellissimi che avevano diviso con lui mille passi insidiosi e grati. Avevano ballato a lungo insieme, sull’orizzonte invisibile e reale che solo i loro occhi conoscevano. Ricordò perché aveva bandito quel pensiero da tempo.

Erano di nuovo insieme, come il giorno in cui si erano divisi la meta e detti addio senza tristezza e senza sapere cosa sarebbe costato e quanta strada li avrebbe poi separati.
I sogni erano realizzati, le vite compiute, le paure superate e vinte; ogni cosa era accaduta grazie a quella fiamma, accesa, alimentata e mai più spenta, nascosta e portata con sé, divisa in due eppure una sola, sufficiente a nutrire altre vite e altri amori.

Si guardarono e i loro occhi erano increduli, e lucidi, vivi, trepidanti e i cuori sul punto di esplodere, incerti sul crinale più pericoloso, immobili sulla vetta più alta, di ghiaccio sottile e fragile, a un passo dal saltare, dal travolgere ogni cosa e portare tutto a valle con sé.
Ma si erano ormai riconosciuti e si fermarono, si intesero e presero il volo verso l’immenso universo da cui erano venuti per trovarsi, verso Dio.

Sorrisero l’uno all’altra e come allora si salutarono.
“Ti amerò per sempre”.
“Anch’io ti amerò per sempre”.
Le loro vite li attendevano, solo un po’ più giù.

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