IL MIO PRIMO VIAGGIO

Mi preparo a partire da qualche giorno.

Programmo il viaggio senza in realtà spingermi troppo in avanti con la fantasia, ho imparato a rispettare il significato del pensiero e la forza che esso può sprigionare quando vuole fortemente qualcosa. So che può generare la realtà che gli corrisponde e occorre essere prudenti: i desideri, una volta espressi con la giusta intenzione, possono realizzarsi e con loro possono prendere corpo anche le ombre.

Ammetto che potrei immaginare i dettagli di questa avventura solo ricorrendo alla mia esperienza, ai ricordi: a quelli tangibili che tutti possono misurare e giudicare, ma anche a quelli surreali e immaginifici che ho portato indietro dalle mie esplorazioni di bambino.

Non mi serve prepararmi, dunque, non posso essere pronto per qualcosa che non conosco ancora. Devo avere fede, lasciar andare le sicurezze e compiere il primo salto verso l’ignoto, quando verrà il momento, quando sarà tempo.

“La Mistica” mi è venuta a trovare spesso in questi ultimi giorni, o dovrei dire nelle ultime notti, perchè non so mai davvero se i nostri incontri avvengano mentre sono sveglio o siano il ricordo indelebile e potente di quello che accade appena chiudo le palpebre su questa dimensione.

Lei c’è sempre stata, da questa parte e anche dall’altra, andava e veniva senza fare differenza e adesso ancora non so dov’è che ci troviamo, del resto è la mia maestra e anche la maestra delle arti e del tempo. Domina la bellezza e mi insegna a vederla ovunque, tra le stelle più luminose e nelle lacrime acri che trattengo e che mi pungono gli occhi; da lei ho imparato che non c’è confine tra il dolore e la gioia, che basta accettare il messaggio per trasformare un anatema in una benedizione, in un’occasione per compiere il passo di cui abbiamo tanta paura.

Mi ha detto che ho un dono, che non devo resistere e neppure provare vergogna se mi rende diverso da tutti. Adesso mi accompagnerà a conoscere i Maestri della memoria universale. Dice che sono pronto e che verrà con me solo per assicurarsi che il mio Daèmon inesperto non faccia guai e non provi a sovvertire anche l’ordine primordiale con cui sono custodite tutte le sapienze. Il mio Genio è irruento e dispettoso, a volte, e almeno in questo primo approdo occorre tenerlo sotto controllo.

Molte di quelle tradizioni mi sono già note, eppure non ho memoria di averne ricevuto lezione e neppure mi sovviene il volto o la voce di un Maestro ad insegnarmi quei riti e le radici del sapere cosmico. Semplicemente c’ero; ero lì quando accadevano molte delle cose che sono incise per sempre nell’”Akasha”, il luogo a cui sono diretto.

Lì sono conservate e custodite tutte le conoscenze che l’umanità ha accumulato, in quei Registri Sacri è iscritto ogni evento, ogni storia e la sorte di tutti gli uomini vi trova posto, fin dall’inizio dei tempi. Ma non si tratta di un semplice archivio, neppure è una ricca raccolta di nozioni e trascrizioni senza tempo, si tratta – dicono quelli che a quel luogo hanno accesso – di una memoria vitale e consapevole che conserva l’essenza del genere umano come fosse un ciclo ininterrotto di vita e morte la cui soluzione di continuità è soltanto apparente; lì è svelato il mistero del tempo e vi è smascherata la menzogna dello spazio, in quel mondo tutto coesiste, impermanente e non locale. Chi si vi giunge ha un’occasione, ma deve dimostrarsene degno; se non cederà all’effimero desiderio di chiedere per avere risposte dal suo passato o, come più spesso accade, precognizioni del suo futuro, potrà accedere ad un campo di conoscenza immenso e senza confini e abbeverarsi alla fonte divina dell’essere umano.

Passato, presente e futuro sono nell’Akasha il perfetto, non finito e simultaneo compendio di ciò che l’uomo è stato, è e sarà nella sua forma unica e senza distinzioni e così il viaggiatore che vi approda deve rinunciare a sentirsi separato, unico e distinto da ogni altro vissuto prima di lui, vivo accanto a lui e che a lui succederà in una vita prossima. Chi saprà compiere questa assoluta professione di fede, riconoscerà il tutto e ne sarà parte cosciente; per lui nessun mistero rimarrà incognito, tanto quello vissuto nella convenzionale dimensione del passato che quello che ancora deve manifestarsi ai sensi del tempo che verrà.

Questa è la legge Divina che ha generato quel Registro e permette a chi ne decifra la meraviglia di interrogare i suoi Custodi e le sue Guide eterne.

Di questo mi aveva parlato spesso la mia Maestra eppure non sarei mai stato pronto, niente prove o tentativi, si trattava solo di partire e arrivare.

Il profumo dell’incenso si diffonde lieve, mentre il fumo si sprigiona senza sosta dal sottile stelo incandescente e descrive volute sinuose e curve rapide.

Il disegno si fissa per un attimo nell’aria e sembra decidere ogni volta da che parte dissolversi l’attimo successivo. L’aria è carica di aromi e spezie che raccontano storie antiche mentre la luce filtra appena dalle imposte socchiuse. Il peso lieve del mio Japamala[1] si adagia senza fastidio sul petto e posso quasi contare uno ad uno i suoi grani pungenti.

Mi prendo sempre poco sul serio quando attrezzo questo piccolo spazio sacro, eppure ne sento perfettamente l’armonia e la radice antica.

Molte volte ho riflettuto su quanto questo mondo sia differente dalla mia vita abituale e su quanto sia lontano dalle credenze e dalle abitudini che condivido ogni giorno. E’ sono giunto sempre alla stessa conclusione: tra le tante forme che la realtà assume, tra i diversi piani che convivono nella mia vita questo è quello dove è costruita la mia casa, dove sono il mio rifugio e la mia fortezza.

E’ qui che ritrovo chi sono stato e cerco chi sono, da qui partirò per provare a vedere chi voglio essere.

Ho raccolto i capelli e riposto le gambe sotto alla piccola panca di faggio che mi sostiene e toglie ogni sforzo alla mia postura. Sono inginocchiato e tengo la schiena eretta, sento il bacino, la schiena e il collo allineati e chiudo gli occhi mentre appoggio il dorso di entrambe le mani sulle cosce.

Pollice e indice si toccano lievemente e mi fermo a sentire il flusso dell’energia raccolto nelle mani che compie il suo giro e riparte verso le braccia, le spalle e la schiena. La prima volta che ho compiuto questa piccola manovra e assunto questa posizione ho imitato qualcosa che avevo visto altrove e mi sentivo francamente un po’ impacciato.

Poi ho iniziato a seguire il ritmo del respiro che percorreva la gola e i polmoni e ho seguito la scintilla racchiusa in quel prezioso flusso scorrere fino alla mani e alle dita e lì ho compreso che il circuito si chiudeva perfettamente senza disperdere neppure un po’ dell’energia preziosa che ci sostiene.

Anche ora stavo ripetendo quella sequenza semplice e – chiusi dolcemente gli occhi – l’aria entrava dalle mie narici, fresca e pulita; cristallina e potente riempiva i polmoni e la pancia, saliva fino alla testa e sembrava diffondere il suo anelito vivificante nella mia mente che arretrava sempre di più, sospinta indietro da quella volontà incontenibile. Poi facevo una breve pausa e collegavo ogni interstizio, ogni cellula e ogni fibra che era stata permeata dall’ossigeno e così ero uno, senza soluzione di continuità, immobile e cosciente, pronto a restituire il soffio vitale e ad espellere ogni tossina e qualunque detrito.

Pensieri, dubbi, preoccupazioni e semplici immagini distorte, tutto quello che non era coerente con quella potente energia di cristallo era svelato, circoscritto e trascinato via dalla mia espirazione, destinato a svanire con il mio fiato non appena questo fosse uscito dalle stesse narici che lo avevano invitato a entrare per iniziare il suo giro.

Non so quanto tempo occorra, ma accade che tutto si armonizza e diventa sincronico, da un istante all’altro ogni percezione di dentro e fuori scompare e mi ritrovo a essere sospeso in un solo ed unico campo, immenso e senza confini, dove tempo e spazio non esistono o comunque non possono contenere ciò che è. Sento il presente come la mia sola consapevolezza, ossa, carne e sangue si fondono con la mente e suoi pensieri, mentre questa cede il passo al potere smisurato del Cuore.

C’è il Cuore al centro di quel cerchio magico, del flusso ininterrotto e luminoso dell’energia che mi compone e compone tutto, dentro di me e fuori da me.

Anche stavolta è così, nel buio consolante e pacifico custodito dalle palpebre chiuse posso dirigere finalmente lo sguardo dentro di me e aprire con curiosità il mio “terzo occhio”[2].

E’ allora che il rintocco delicato di una campana richiama la mia attenzione, proviene dal buio profondo e accompagna una lieve fonte di luce brillante che si avvicina senza fretta. Nel mezzo di quel bagliore, appena è abbastanza vicino, scorgo la mia Maestra, “la Mistica” è seduta con le gambe incrociate nella posizione del Loto e i suoi occhi sono aperti e luminosi, mi tende la mano e sembra invitarmi a raggiungerla. Non muove le labbra e sorride con la sua consueta intensità, ma le mie orecchie o qualsiasi altra cosa di me percepiscono la sua voce.

Mi invita a prendere il mio posto, a radicarmi profondamente e raggiungere la profondità della terra sotto di me, mi guida e sento il corpo diventare pesantissimo e le ginocchia affondare nella materia che compone il tappeto su cui sono inginocchiato e il pavimento sotto di esso. Niente può resistere a quella forza e tutto il mio essere adesso è connesso con Madre Terra, mentre un flusso costante di energia mi raggiunge e si diparte da me.

Sento di essere saldamente collegato con questo Pianeta e pronto a lasciarlo per partire verso l’universo che lo contiene.

La Luce che ospitava la Mistica mi avvolge in un bozzolo accogliente e rassicurante, mi consente ogni movimento e so che mi proteggerà a lungo. Sono pronto.

Tutto accade in un istante e sono io a chiederlo, senza alcuna consapevolezza razionale è il mio cuore a dare il via a quell’incredibile e irresistibile spinta. La capsula che mi contiene è fatta della stessa energia che alimenta la sua corsa e mi ritrovo circondato da astri, stelle, pianeti e corpi celesti che si trasformano in bellissime lingue di luce, linee nette e taglienti che percorrono il vuoto e colorano il suo profondo buio. Dentro quell’involucro percepisco ogni fremito di quel viaggio istantaneo e sento di essere atteso alla mèta. Sono dentro a quella visione e la osservo al contempo da lontano, sono ovunque, sono il viaggiatore e sono il viaggio, percorro distanze siderali e attraverso cieli di mille colori; quegli astri sono parte di me, li ricordo e li riconosco.

Approdo e sono a casa.

Vedo avvicinarsi un mondo intero, differente da qualsiasi altra cosa abbia mai visto prima e – in realtà – non è esatto dire che io lo veda, non sono i miei occhi a percepirne la forma, lo “sento” con altri sensi, come se ne fossi parte e mi riconoscessi in quel complicato intrico di luci e masse dense e permeabili che hanno ben poco a che fare con la materia di cui ho memoria.

Tutto intorno a me è energia densa e vitale, c’è una pulsazione che connette e conduce la vita, ininterrotta e rassicurante, è un battito, come se fosse un solo ed unico grande cuore di quel pianeta e dei suoi abitanti, di quel popolo.

Oro, giallo, rosso sono i colori di quel flusso e si susseguono con una sequenza che credo abbia un significato, potrebbe essere un codice, ma non sono in grado di comprenderlo, per adesso.

Qualcuno mi osserva. Sono compagni, entità che riconosco e che mi riconoscono, sono potenti e amiche e mi sembra abbiano il compito di proteggere e preservare quel luogo da qualcosa. Anche qualcun’altro mi osserva, o qualcos’altro, e non hanno quella stessa benevolenza, mi sento in pericolo e temo che possano tendermi un agguato, capisco allora che i miei alleati stanno difendendo solo me. In quel luogo sono ancora in pericolo, non ho poteri e non ho mezzi per sopravvivere là dove occorre consapevolezza, equilibrio, saggezza e conoscenza di sé.

“Loro” sono i miei fratelli, ma hanno compiuto un cammino molto più lungo e si sono evoluti da tempo, non gli servono armi per affrontare quelle ombre, non le temono e la loro fede è incrollabile, sono destinati a prevalere sull’oscurità. Tra i due gruppi non c’è tensione, nessun conflitto, mi accorgo che è stato il mio arrivo a destabilizzare quel perfetto equilibrio tra luce e buio e che la danza leggera dei colori è il frutto della loro perfetta interazione, della pace eterna tra di essi. Un’ombra adesso attraversa veloce il mio spazio visivo, ma so di avere gli occhi chiusi e che non sto vedendo con quei sensi a cui sono abituato, qualcosa mi protegge ma le ombre iniziano ad agitarsi, ne intravedo le sembianze umane e mi sembra di scorgere una sagoma familiare, è un vecchio e mi scruta e io sento una stanchezza profonda, come se dovessi cadere in un sonno pesante. “La Mistica” si mostra allora e mi indica l’origine di quel viaggio, mi fa volgere lo sguardo e comprendere che è ora di tornare, provo a resistere, voglio vedere chi è quel vecchio, ma non ho forze sufficienti per andare verso di lui e mi arrendo. Sento nuovamente il contatto con l’involucro accogliente che mi ha condotto fin qui e lascio che inizi il viaggio a ritroso. 

Madre Terra non mi hai mai lasciato, i suoi oceani hanno bilanciato le masse liquide della mia destinazione e i suoi poli hanno azzerano le forze magnetiche del mondo che mi ha ospitato. Ogni creatura del cielo, del mare e della terra era dentro di me a incontrare i suoi simili dell’altra dimensione, una sola delle mille possibili.

Ho visto che l’equilibrio cosmico si mostra così in tutta la sua potenza e l’universo risponde ad ogni causa con il suo effetto naturale; il campo è sconfinato, il tempo dissolto.

Sono presente, sono sollevato e  sono grato come mai prima d’ora, non c’è più alcuna emozione e sento ogni cellula del mio corpo riprendere coscienza e consistenza. Per la prima volta, so chi sono, mi preparerò e tornerò ancora in quella dimensione a cercare le mie risposte, le mie origini e il mio primo Destino.

Le stelle intorno sono bellissime e poi svaniscono, la luce naturale risveglia i miei occhi e un nuovo respiro riempie i polmoni come se fosse la prima volta.

Lo stelo dell’incenso è ridotto a uno scheletro breve e freddo, l’aria è ancora pervasa da quel profumo dolce e il pavimento adesso mi sostiene e fa male alle mie ginocchia.

Scorro con le dita i grani del mio amuleto e li conto lentamente mentre assaporo la sensazione di pace profonda che è rimasta dentro di me.

Non ho chiesto nulla e a stento ho compreso dove fossi, ma ho sentito la potenza delle Guide e creduto alla magìa di quell’unico e lunghissimo istante trascorso in quella memoria sconfinata.

Ero già stato lì da bambino e ci tornerò presto, per svelare il volto dell’ultima ombra e interrogare il mio oracolo.

La Mistica è lontana e io sono di nuovo a casa.


[1] ll Japamala è una ghirlanda composta da 108 pietre o grani, chiusa da un grano più grande, detto Meru o Sumeru. Il nome deriva dal sanscrito, ove Japa significa ‘’mormorare’’ e Mala “ghirlanda”: ‘’la ghirlanda usata per sussurrare preghiere’’.

La sua origine è antichissima, tanto che i Japamala sono presenti nelle religioni buddista ed indù che risalgono a circa 6000 anni di storia, mentre la recitazione del mantra arriva sin dalla tradizione vedica precedente a Buddha. 

[2] Chiamata anche “terzo occhio”, la ghiandola pineale (o epifisi) è una ghiandola endocrina situata al centro del cervello, è considerata la sede dello Spirito e produce una particolare molecola chiamata DMT.

La ghiandola pineale è conosciuta da tempi antichissimi, tra i primi a descriverla fu Galeno che descrisse la sua forma come quella di una piccola pigna (da cui il nome).

Grande poco più di una nocciola quando sviluppata, la ghiandola pineale è visibile nel feto dalla settima settimana, che coincide, secondo la tradizione tibetana, con la migrazione dell’anima nel corpo.

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