Il Messaggio (Star-Books)

Ancora un viaggio senza partenza. Ancora un sogno e il suo ritorno.

Mi sveglio di soprassalto, ma in realtà sto solo muovendo braccia e gambe, perché non sono certo che stessi dormendo e non sono per niente convinto che fosse un sogno. Quello da cui sono tornato è un viaggio vero e proprio, una visita alla fonte della conoscenza, una nuova lettura del libro dell’infinita esperienza umana. Un viaggio che, anche questa volta, non ho deciso di intraprendere, almeno non l’ho deciso consapevolmente sul piano della corrispondenza tra pensiero e azione. Nella dimensione mondana si sceglie di partire prima di ritrovarsi faccia a faccia con i ricordi portati indietro dalla destinazione.

Ora io sono alla prese con quei ricordi, costretto a rimettere ordine nelle immagini nette e precise che ho portato con me dall’Akasha, consegnate alle mie Guide e da loro a me. Devo ricordare quali domande ho fatto.

Mi muovo lentamente senza quasi vedere quello che ho intorno, la casa piccola e silenziosa mi è ormai familiare e non faccio molta strada per raggiungere la macchina del caffè; l’accendo e mi concentro, mi rituffo nella profondità del buio da cui sono tornato con immagini, persone, animali e formule da decifrare, vado in fondo e afferro il capo del filo dorato che ancora non è stato inghiottito da quell’abisso che mi è amico.

Lo tengo saldo adesso e partirò da quello per riscrivere il senso della mia spedizione notturna nel mondo che racchiude la sapienza e l’anima del Mondo.

Il gusto amaro e morbido del caffè dipana la matassa delle sensazioni confuse che iniziano ad essere nitide e arriva una scintilla luminosissima a rischiarare il campo. So cosa fare.

Ho portato con me due messaggi, dunque ho chiesto due volte. Devo dividere le informazioni e disporre in ordine i codici, uno per ogni interrogazione, per compiere la trasformazione e riuscire nel mio compito. L’Alchimia richiede conoscenza, esercizio, disciplina e io non credo di averne, ma so anche di avere un fine; devo credere e fidarmi di Metatron.

Il primo ricordo al mio ritorno è stato di una donna e del suo amore profondo, del suo dolore e del suo dubbio. Ho sentito perfettamente il sapore forte delle sue labbra e della sua lingua che si è unita a lungo con la mia, sono stato scosso da un desiderio antico e incontenibile che è rimasto impresso sulla mia pelle senza essere soddisfatto. La cingevo e credevo di riconoscerla, finchè il suo corpo non si è trasformato tra le mie braccia, si è fatto via via più esile, delicato, fragile, fino a farmi sentire il contatto duro con le ossa e la pelle sottile a contenerne i contorni. Ho avuto paura di farle male e il desiderio è mutato in una dolcezza infinita. Ho fissato i suoi occhi e i suoi occhi si sono fatti bui e si sono spenti mentre provavo disperato a trattenerla.

Quel contatto è avvenuto mentre qualcun altro osservava, c’era qualcuno, qualcuna che sentiva vibrare quell’amore e soffriva per la sua intensità, senza poter vedere il dolore in cui era ormai trasfigurato. Lei era lì per domandare perché, ma non aveva voluto attendere e non sapeva che stava assistendo a una fine e non a un inizio.

Avevo chiesto ai Registri cosa stesse accadendo alla mia fiamma gemella e cosa fosse scritto nel destino della mia sposa promessa, volevo sapere ma non ne avevo diritto. Avevo ricevuto, quindi, il messaggio che era destinato a me.

Dovevo guardare la presenza che si nascondeva ai margini di quel campo, fare luce su di lei, accoglierla e tenderle la mano, sentire la sua paura e rispondere alla sua incertezza. Dovevo imparare dalla morte a cui avevo partecipato; quell’anima moriva per aver perso l’Amore, per non averlo più cercato in vita, per essere sopravvissuta nel ricordo, struggendosi per la sua mancanza.

“Perché vuoi andartene ?” le avevo chiesto, “qui c’è tutto quello che cerchi, qui puoi trovare anche ciò che credi di aver perduto per sempre”.

Era bellissima, nonostante i tratti del suo viso fossero trasformati dalla mancanza di nutrimento e dal rifiuto di vivere; aveva da tempo respinto l’abbondanza e la prosperità creata su questa terra per le donne e gli uomini. 

Ero sgomento, impotente e disperato perché non mi ascoltava e non potevo fare nulla per trattenerla.

Il suo sguardo che fino ad allora era parso assente e lontano si era acceso di una scintilla ardente e mi stava trafiggendo. Mi parlò con calma: “…ti ho visto incontrare l’amore e salvarti. Ti ho visto inseguire le tentazioni fino alle soglie del loro mondo magico ed entrare senza esitare in quel regno ingannevole. Ti ho visto perderti.”

“Anche a me è successo di credere all’inganno di Narciso, di confondere la bellezza dei suoi tratti, il calore della sua pelle e le stoffe preziose di cui si vestiva con l’amore ultimo ed eterno”. “Ma io ho dovuto chiedermi se potevo seguirlo oltre quei confini e l’ho chiesto a lui, che mi ha risposto senza pronunciare neppure una parola, senza dirmelo mi ha abbandonata sulla soglia della nostra vita insieme e ha spezzato il mio cuore per sempre.”

“Senza coraggio non esiste l’amore e il mio Narciso ha tradito se stesso, ha preso tutte le mie ricchezze, la mia bellezza, il mio cuore innocente e la mia promessa e le ha consegnate nelle mani della sua Signora, della sua Padrona, la paura”.

“Mi vesto ancora ogni giorno per lui, mi faccio ancora bella per incontrarlo lungo la strada di ogni mattina e il mio profumo è ancora quello che rimaneva sulla mia pelle dopo aver fatto l’amore, il suo. E’ suo il mio corpo, è sua la mia mente, è sua la mia anima. Ma lui le ha respinte e non si è mai voltato indietro.”

“Questa abbondanza, questa ricchezza, questa bellezza, dunque, sono orpelli che ricoprono la sabbia sterile che ha invaso il mio cuore ed io ho smesso di bere e di nutrirmi per diventare io stessa sabbia e perdermi al primo soffio di vento verso mille destinazioni che non sono più qui, in questa vita”.

“Ti ho visto percorrere quella stessa strada e sono qui per avvisarti. Non voglio salvarti e non posso farlo, ma ti avverto, non cercare ancora la salvezza tra le braccia di qualcuno. Trova tu la forza che io non ho più il tempo di cercare.”

“Ci vedremo ancora dall’altra parte, fratello mio”.

Non ho avuto il tempo di risponderle, e non sapevo cosa risponderle in realtà.

Le sue braccia magre e deboli si stavano liberando dal mio abbraccio, la sua carne si era dissolta lentamente e adesso era una luce potente che premeva sul mio cuore , non c’era più rinuncia, né ricchezza, ma tutto era al suo posto, abbonante e fluido, il suo aspetto era di nuovo mutato nella prima immagine e quel volto finalmente in pace mi ha sorriso. Avrebbe mantenuto la promessa se avessi onorato il suo dono.

La mia guida mi ha accompagnato come sempre e si è fermata spiegando le sue ali maestose solo al confine tra il mio mondo materiale e il suo Mondo Unico.

Un attimo prima di lasciare la mia mano mi ha consegnato il messaggio: “Il dono non consiste nell’arrivo di qualcosa che spazza via le avversità, bensì di qualcuno che ti permette di trovare dentro di te la forza per fronteggiarle. “

Dalla stanza accanto mi giunge un rumore leggero e sento i passi di mio figlio che viene verso di me, ha i capelli di sua madre e i suoi occhi grandi e profondi sono vivi e curiosi.

Lo abbraccio dolcemente finchè è ancora così, né bambino, né uomo e resto fermo. 

Il messaggio adesso è reale, inciso in profondità nel mio cuore.

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