Il vecchio che parlava alle stelle (Star-Books)

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Avevo letto un antico racconto, ma per quanto mi sforzassi non ne ricordavo il titolo, era un ricordo a metà, una strana storia su una popolazione ormai scomparsa che credeva di discendere direttamente dalle stelle, dall’unione fugace che Sole e Luna avevano consumato in una notte di molti secoli prima, e così i membri delle sue tribù onoravano quegli avi celesti e li chiamavano Padre e Madre.

Ma nella loro tradizione Luna era un pianeta di segno maschile, il Padre e il compagno di Sole, la stella infuocata che faceva loro da Madre; quella credenza così singolare e soprattutto l’inversione polare del mio modo comune di vedere la Luna e il Sole deve avermi colpito profondamente e qualche settimana dopo mi accadde qualcosa di speciale. 

Mi ero deciso a prendere un po’ di tempo per me finalmente, di ritirarmi in silenzio nel mio piccolo spazio sacro e rimanere a meditare in pace.

Ero stanco e non ci misi molto a lasciare questa dimensione per sparire nel buio, attratto fatalmente dalla luce che solo nella mia profondità ho imparato e vedere.  

Lì incontrai un vecchio sciamano dal volto segnato e amichevole che stava in piedi sul crinale di una roccia affilata e rossa e guardava verso l’alto, verso la Luna che quella notte era bassa e luminosa, enorme, a fare da sfondo al profilo aspro di quelle montagne.

Si volse verso di me e mi sorrise senza parlare e così, senza emettere un fiato, mi mostrò ciò che vedeva; era il mondo di adesso, quello da cui provenivo, così lontano da quello dove lui aveva vissuto e di cui conosceva i segreti. Sembrava sorpreso e disarmato per quello che aveva trovato in questa nuova epoca e per aver conosciuto la strana specie di umanità che la abita.

Leggevo i suoi pensieri e sapevo che si stava chiedendo quando avesse avuto inizio quel nuovo mondo capovolto, osservava da lì quella Luna gigante che restituiva agli uomini il riflesso della luce ormai tramontata alle loro spalle e illuminava con i suoi raggi d’argento la faccia visibile della terra.

Il vecchio sapeva che un inizio non esiste là dove il principio e la fine si dissolvono nell’attimo perfetto di adesso, ma una scintilla sfuggita al fluire perfetto poteva aver dato vita a quella meraviglia, diventando essa stessa, pur così imperfetta, testimone di quella perfezione.

Forse ero arrivato a lui per ascoltare, osservare e imparare e decisi, dunque, di rimanere in attesa, immobile e fiducioso con  tutti i sette sensi conosciuti in quel mondo pronti e attenti. 

Era ancora fermo e rivolto allo spettacolo del cielo con il suo orizzonte quasi nero e quasi invisibile, occupato  per metà dalla maestosa sfera della Luna, il Padre del suo popolo che noi crediamo essere una Madre.

Meraviglioso, pensava, il ritmo eterno di quell’alternarsi tra due astri e ne sentì la tristezza e la stretta al cuore, talmente forte da invocare la fine e che la fine arrivi nell’attimo dell’inizio insieme. Sentì poi la gioia e la dolcezza infinite, tanto grandi da travolgere quella tristezza e trasformare il dolore in felicità esso stesso. Sentì la pienezza e la coincidenza, l’identità e l’abbraccio immenso, l’energia che si fonde ogni volta al punto da confondere per sempre e per quel solo attimo ogni nome, contorno e distinzione tra loro. Li sentivo anch’io e li vedevo, lui e lei, nati lo stesso giorno  ma vissuti distanti e destinati a stare insieme solo per un attimo.

Sorrise per l’errore commesso dall’umanità che li aveva chiamati Luna e Sole, sorrise perché sapeva che la madre era la stella in fiamme che gli uomini avevano chiamato Sole, come fosse il padre, e il padre era la stella fredda e riflessa che gli uomini avevano chiamato Luna, come fosse madre.

Ancora oggi vivono separati e divisi e rimangono in trepida attesa fino a che il fluire della vita nel Cosmo non li ricongiungerà. 

Rapito, stavo assistendo con i suoi occhi alla nascita primitiva del loro amore eterno;  vide allora lo spettacolo dell’Amore e sentì il cuore di Lui, che era chiamato Luna, battere lento e potente, sentì la tenera attesa del momento in cui avrebbe ricevuto il calore del suo sguardo e lo vide rimanere sospeso, senza respiro e senza pensiero, distratto da ogni forma di sé, in attesa.

La luce di Lei, Sole, illuminò il suo volto e la Luna sorse, sentì il richiamo dell’Amore e si mostrò. 

Lo vide abbandonare la paura di non essere come lei, di lei, per lei; di non saper divenire ciò che sentiva da sempre di essere, di essere lui lei stessa.

Non aveva più alcun timore di mostrare cicatrici e segni profondi che ad altri non avrebbe consentito di vedere. Perché la perfezione è tale anche se contiene l’imperfetto e accetta il giudizio, sopporta il dolore e lo scherno, non teme la derisione e affronta l’indice puntato sulla diversità.

Ciò che ad altri occhi era parso arido e freddo, grigio e senza valore, sterile sabbia su cui disdegnare di posare i passi, alla luce della sua luce diveniva incanto e magia.

La Luce si spandeva sulla polvere e quella polvere era tramutata nella forma dell’origine, c’era stata un’esplosione e come ogni volta era nato un pianeta.

Quella luce benevola era l’Amore, cosmico, unico, universale, troppo grande da comprendere, da misurare, da voler tenere per sé.

La sentiva amare e trasformare ogni sua cellula e sentiva ogni cellula esplodere e donarsi al mondo di mezzo, agli uomini, figli generati da quell’incontro e nutriti dall’Amore di lei e da quella luce materna e infinita.

Tanti di quei figli potevano godere dell’Amore di lei ogni giorno e guardare la fonte di quella luce e nutrirsene senza misura. La loro casa, la loro terra era protetta da sempre da lei e dalla sua Luce e così sarebbe stato a lungo.

Era la stessa Luce che lui rifletteva e che lo rendeva coraggioso e potente, più di quanto i loro figli abbiano mai inteso e pochi di quei figli avrebbe scelto di guardare verso di lui che governava con forza e senza mai dubitare quel campo, i flussi e le maree con la sua attrazione intensa e perfetta. Ma nessuno sapeva, nessuno chiedeva e nessuno credeva, ne mai – prima, ora e poi insieme – avrebbe saputo, chiesto e creduto che tutto era dipeso e sarebbe ancora dipeso da quell’immenso potere nel campo, da un pianeta freddo di nome Luna.

Quella stella era il padre degli uomini  e sarebbe sempre stato li per dissolvere i danni, sciogliere i blocchi e riordinare il flusso che quei figli si ostinavano a generare e confondere, mai o quasi pronti a sentire il potere di quel padre discreto e nascosto.

L’Amore basta a tutto. A Lei, Sole, che lo genera senza sosta e accarezza e cura e cresce ogni sua creatura e a Lui, Luna, che lo riceve e ringrazia con il cuore intriso di un coraggio infinito per la sua imperfezione, la mancata bellezza e la bellezza ricevuta.

Mai Amore sarebbe stato più bello da vedere.

Mai Amore vi può essere più assoluto tra le innumerevoli forme d’amore in cui l’universo si è fatto materia apparente; nessuna foggia ha assunto l’eterna illusione più abbagliante e compiuta di loro due amanti.

Lui e Lei nell’eterna generosità e gratitudine e dolore e gioia e distanza e prossimità, nella forza di un campo immanente e multiforme a cui entrambi appartengono, da e per sempre.

L’Amore, pensò il vecchio sciamano, verbo e parola umana, di quei figli generati e protetti a costo di sé da Lui e da Lei.

Figli così distratti che avevano chiamato lei Sole e lui Luna.    

Si voltò, infine, verso di me e mi parlò, solo per ammonirmi così: “se scrivi d’Amore e vuoi raccontare di Lui, scrivi di Luna e Sole e di quello che hai visto nascere qui, e giura pure agli uomini che nulla di meno di questo vale e può essere chiamato Amore”.

2 risposte a “Il vecchio che parlava alle stelle (Star-Books)”

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