WHATSAPP di NATALE

Un solo messaggio.

Per tutti quelli a cui non ho risposto e anche per chi non mi ha neanche scritto.

ASCOLTA: https://music.youtube.com/watch?v=vTMAa6zZ7jY

Natale è sempre stato ovunque, da bambino, era nell’aria, nel profumo di fritto e cannella che veniva dalle case e non potevi chiuderlo fuori neanche se avessi voluto, negli addobbi più o meno ricchi che facevano a gara a spuntare per primi sulle porte e sui balconi, c’era il senso comune del debito a qualcosa, un’emozione che non poteva essere messa in dubbio, era Natale per me come lo era per chiunque ed era così e basta; avevamo tutti atteso un anno perché tornasse e nessuno ci avrebbe derubato del diritto a tirare un respiro di sollievo, a prenderci una tregua da mondo che ci aveva inseguito fin lì.

Natale è sempre stato un posto sicuro, uno spazio sacro dove il peso di quella vita si faceva più leggero, qualunque essa fosse, ricca o povera, in vista o nascosta, niente risposte a domande invadenti, il mondo era in pausa dai suoi riti e si poteva dire basta, per un attimo più lungo del solito il ritmo che conoscevamo era stravolto e rallentato e non c’erano madri e padri e neppure maestri e professori, allenatori o insegnanti di musica e ballo, nessuno dei grandi era più diverso da noi, parevano disposti a parlare, sorridere e vivere come bambini, per qualche giorno, per qualche motivo, per qualche miracolo. Ci credevamo, che il mondo sarebbe cambiato, che prima o poi Natale sarebbe rimasto con noi senza andar via. Ci credevamo, che avrebbe cambiato la nostra vita e che il nostro destino, prima o poi, sarebbe stato diverso da prima.

Natale era uguale per tutti e chi era stato felice più di noi lo sarebbe stato di meno quando il miracolo iniziava a mostrarsi, le paure erano amiche a Natale che le spazzava via per un po’ e noi respiravamo l’aria più leggera e profumata, con le dita appiccicose di miele e qualche moneta in tasca che qualcuno ci aveva regalato perché era Natale anche per lui.

C’è la nebbia sul mare oggi e non me la ricordo prima d’ora a Natale e cerco i nomi di quelli a cui dovrei raccontare che è Natale ed è ora di fermarsi mentre il sole combatte. 

L’elenco è lungo, lunghissimo, troppo lungo e forse non c’è più nessuno a cui posso dire che è Natale ed è ora di fermarsi, nessuno che ascolterebbe davvero e nessuno che vuole fermarsi davvero.

Le televisioni erano accese, da bambini, e parlavano di Natale e ricette e regali e miracoli. Oggi il mondo non si può spegnere e non cambia le sua parole neanche a Natale e ci dice che c’è la guerra e qualcuno ha ragione e qualcun altro deve morire perché è giusto così e non si può fare una pausa neanche a Natale. I simboli sono leggeri e facili e non ci sono corone di vischio da tirar fuori, ma solo immagini da mettere sullo sfondo del profilo che ci fanno sembrare in pace, ma conta di più che siamo più belli e allora cambiamo qualcosa negli occhi e nelle labbra; così ci ricorda forse gli occhi con cui ci guardavano da bambini e le parole più belle che ci dicevano quando era Natale.

Abbiamo fretta che finisca, di tornare nella corsa che abbiamo dovuto lasciare per qualche giorno, o così diciamo e scriviamo fingendoci forti e arroganti, per non perdere il vantaggio che abbiamo accumulato e ci ha permesso di pagare un debito pesante per mettere qualcosa nel pacchetto sotto alle luci dell’albero a led, qualcosa che non possiamo permetterci e che dirà agli altri chi siamo, che siamo come loro e non valiamo meno; perché abbiamo quello che hanno loro e che hanno tutti, che non vale niente e vale ogni cosa per noi e per i nostri figli. Oggi sono bambini come noi un tempo e ancora sentono il profumo del fritto e della cannella, forse.

Vi auguro buon Natale.

A chi mi ha pensato scegliendo di non scrivermi e di non augurarmi più niente.

A chi si era detto mio fratello e ha diviso con me i conti e i traguardi e poi ha capito che era più sveglio e più pratico e si è preso il vantaggio e ora corre anche a Natale per difenderlo perché ha paura. A chi si finge sollevato perché ha comprato qualcosa.

A chi sorride con gli angoli della bocca tirati su a forza e racconta di quanto è stata dura raggiungere la cima. A chi descrive quei traguardi che adesso regalerà a suo figlio, senza mai chiedersi se li merita o li vuole, senza neppure chiederlo a lui, senza chiedersi chi è e cosa sogna.

A chi mostra l’etichetta di ogni cosa e vorrebbe sentirsi dire che vale e si traveste e cambia il colore dei suoi occhi per chi così dovrà vederlo per forza.

A chi parla degli altri e dei loro dolori mentre nasconde il suo, a chi conta i passi di chi è partito con lui per sapere quanti metri è più avanti, ma non si è mai fermato a tendergli una mano.

Alle ragazze bellissime che mettono per la prima volta i tacchi e si sentono ancora più belle e alle donne bellissime che scendono finalmente dai tacchi e passeggiano leggere ora che sanno che gli sguardi non si conquistano per sempre.

Ai ragazzi che tornano a casa e ancora si ricordano quando erano bambini e se ne vanno in giro senza peso in questi giorni che per loro sono ancora magici. Assomigliano ai padri solo di fuori, che dentro c’è ancora posto per Natale.

Alle madri felici per avere la casa di nuovo piena di rumore e disordine. Ai padri che lasciano le corse inutili per correre dietro a figli in giro e feste e notti da aver paura ed essere vivi e svegli, come sono stati e avevano dimenticato.

Alle chiese aperte e agli ipocriti profumati e impeccabili che sfoggiano preghiere a memoria e scarpe nuove.

ASCOLTA: https://music.youtube.com/watch?v=M5MkEv9VY3c&list=RDAMVMvTMAa6zZ7jY

C’è la nebbia sul mare oggi e il sole ha vinto la sua battaglia. La coltre grigia diventa scintillante e magica mentre mi restituisce il mare e la spiaggia che aveva ingoiato.

Buon Natale, dunque, alle persone piccole e perfette.

Buon Natale alle persone che mi hanno pensato anche se non mi mandano auguri e messaggi e sanno fare la magia e farmi sentire il pensiero come se fossero qui.

A chi abita nei posti che ho scoperto e che ho imparato a conoscere e ora non saprei fare senza.

Alla mia vita di adesso e alle persone nuove che ci hanno preso posto e ci hanno messo la luce.

A chi sa e non dice se non glielo chiedi.

A chi si nasconde perché è troppo fragile ma a Natale sorride a tutti e non ha più paura. 

A chi sa qual è la cura e l’aspetta, anche se dice che non fa niente e va bene anche così, come faccio io.

A chi sa ancora che è Natale e riempie la sua casa di luci e l’albero di colori e racconta storie ai suoi bambini e incarta regali che ha costruito per mesi e rimarranno per sempre.

Buon Natale a chi mi ha già regalato tutto.

L’odore di fritto e cannella non si può tenere fuori dalle finestre e il suono delle risate a volte è più forte della voce della televisione che racconta la guerra.

Chi è nato a Natale è già venuto altre volte e in mille galassie e in mille universi, ha avuto volti diversi e tornerà ogni volta a ricordarci di cosa siamo fatti anche se la nostra strada è breve prima di tornare.

La felicità non esiste, ma adesso è sul mare che brilla accarezzato dal sole.

Possiamo smettere di cercarla in quello che manca e trovarla in quello che abbiamo.

Il mondo si è fermato ancora, che lo vogliate o no. Buon Natale.

4 risposte a “WHATSAPP di NATALE”

  1. Buon Natale Rori. A noi che nonostante tutto, teniamo viva una scintilla di speranza sempre.. 💝

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    1. Buon Natale Milena.
      Perché lo sappiamo che questa meravigliosa illusione ci può portare dove possiamo immaginare di andare.
      Un abbraccio forte, felice di averti incontrata.

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  2. buon natale ogni giorno!
    Si è vero, “la felicità non esiste ma adesso è sul mare accarezzato dal sole… “.
    … Si, l’ho vista anch’io in questi giorni, in quei momenti mi è bastata, ma spesso vado a ricercarla anche durante l’anno. Poi si sa, ci tocca ricominciare a zappare tutti i giirni, fino al prossimo mare…
    Buon anno nuovo, e vecchio per i pochi giorni che restano. 🌊☀️

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    1. Quegli attimi valgono il cammino per arrivarci.
      E tutti i colpi di zappa…
      Buon Natale e buon inizio prossimo.

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